Project management agile: una via verso il futuro?

La scorsa settimana sono stato ad un seminario e ad un workshop sull’agile project management. Il primo aveva e ha mantenuto la pretesa di essere uno stato dell’arte di livello internazionale sull’argomento, vista la qualità dei relatori, tra i quali Sanjiv Augustine uno dei sottoscrittori della “PM declaration of interdependence“, evoluzione dell’Agile Manifesto del 2001, considerato dai più l’inizio del movimento agile

Credo fortemente nei contenuti e nella spinta innovativa del movimento. ne ero già convinto prima di questi incontri e l’ulteriore approfondimento ha reso ancora più granitica la mia convinzione. L’esperienza di anni di project management waterfall ma anche le esperienze di alcune tecniche agili, inserite a macchia di leopardo, mi fanno sempre più prediligere queste ultime per l’elevata adattabilità al sistema complesso che sta dentro e fuori al progetto. In un ambiente ad alta incertezza e variabilità l’approccio agile è sicuramente quello che meglio si adatta e porta risultati migliori (come qualità) e in tempi più ristretti. Esattamente quello che il business chiede ai progetti da più di un decennio.

Lascio ad altri post (e ai link che ho inserito) sull’argomento approfondimenti ulteriori ma sicuramente vedo una elevata correlazione tra gestione agile e complessità (del mondo) crescente e credo che l’attuale crisi sarà un ulteriore catalizzatore di quello che ritengo in quasi tutti i contesti essere il project management del futuro o meglio del presente.

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