La volpe di Fedro, l’allenamento e il project manager

Alla Volpe
Questo è quel pergolato
e questa è quell’uva
che la volpe della favola
giudicò poco matura
perché stava troppo in alto.
Fate un salto,
fatene un altro.
Se non ci arrivate
riprovate domattina,
vedrete che ogni giorno
un poco si avvicina
il dolce frutto;
l’allenamento è tutto.

Avevo promesso di tornare a parlare delle due qualità fondamentali di un project manager (agilità e resilienza) e ci ritorno subito con un piccolo accostamento provocatorio. Il tutto mi è regalato da quel grandissimo poeta che è Gianni Rodari che in questa poesia ci offre un grande spunto di riflessione sull’importanza dell’allenamento.

Quasi rovesciando la favola di Fedro, Rodari lancia un monito alla volpe di non arrendersi così facilmente creandosi dei falsi freni inibitori alla propria motivazione interna.

Così deve essere anche per il project manager: nessuno nasce “imparato” soprattutto in un ruolo delicato come questo. A questo proposito è molto illuminante la teoria delle necessità di “10.000 ore di pratica consapevole” per diventare un esperto elaborata dallo psicologo svedese A.Ericsson. La regola è suggestiva e provocatoria, non vera alla lettera ma sicuramente efficace per smitizzare il concetto di “talento” che troppo viene venduta ai giovani, creando una generazione frustrata e demotivata.

Nessun project manager è resiliente ed agile al primo progetto anzi … tutto nasce dalla capacità di non arrendersi ai primi insuccessi (resilienza) e di acquisire con l’allenamento nel più breve tenpo possibile (agilità) il giusto mix di qualità vincenti.

 

 

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