La serendipitità del project manager

Una delle frasi più accattivanti per descrivere cosa sia la serendipità è quella del biomedico americano Comroe che disse:  ”La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino.”
La frase mi piace particolarmente perché evidenza l’importanza (“cercare un ago in un pagliaio”) della curiosità nel processo “serendipico”.
Il termine in realtà ha origini anglo-persiane e fa riferimento all’antico nome dello Sri-Lanka in una fiaba orientale citata in un carteggio tra gli scrittori inglesi Walpole e Mann. Fin dal ’700 con questa parola si faceva riferimento al meccanismo per cui si trova qualcosa di importante mentre si sta cercando altro.
Cosa c’entri la serendipità con il povero project manager è qualcosa di forse non facile spiegazione ma che sembra essere ogni giorno più importante.
La velocità e l’interconnessione del mondo in cui sono calati i progetti oggi è sotto gli occhi di tutti. Le fasi di realizzazione dei progetti, in un mondo sempre meno “waterfall”, si accavallano e spesso capita ai PM di seguire più progetti in parallelo dagli esiti non sempre positivi. Ma quello che è stato un problema per un progetto può diventare un’opportunità per un altro, come ci si insegna la storia dell’invenzione dei Post-it. E non intendo tanto le note “lessons learned” che arricchiscono il bagaglio di esperienza di ogni buon PM quanto soluzioni tecniche e organizzative che possono essere trovate in maniera del tutto causale, pardon serendipica, a patto che ciascuno di noi sia in possesso di quella dote sempre più importante che è la curiosità.
In questo senso l’accelerazione nel knowledge management, indotta dalla tecnologia e dalla cultura digitale (soprattutto nella onda 2.0), insieme alla curiosità ha rafforzato esponenzialmente la potenza della serendipità.
E in questo senso avere project manager serendipici in un mondo sempre più agile e veloce è non solo un valore aggiunto ma a tratti direi una necessità.

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