Il project manager protagonista nella “fine dell’era del buon senso”?

Stefano Maruzzi, ex-country manager di Google Italia,  ha scritto recentemente un bellissimo e visionario libro “La fine dell’era del buon senso” dove sintetizza in poche decine di pagine la rivoluzione tecnologica che a livello personale e aziendale stiamo vivendo troppo inconsapevolmente.

Stefano nelle prime pagine giustifica il titolo spiegando come questa rivoluzione porti verso “processi decisionali più solidi e un’organizzazione sociale nel complesso migliore”. Da buon futurologo anticipa quello a cui forse la tecnologia ci sta portando ma a cui sono giunti finora troppo pochi.  In particolare nel libro si individuano (e si esemplificano evidenziando possibili scenari) tre trend:

  • Power of Data
  • Power of Computing
  • Power of Connectivity

Sotto la spinta di queste tre forze cambia ogni giorno sempre di più anche l’ecosistema del progetto. Il project manager deve adattare il proprio ruolo senza subire in maniera passiva il tutto. Ma vediamone qualche dettaglio.

Power of Data.
Ogni progetto è immerso in una quantità impressionante di dati e di questi solo una piccola parte sono strutturati. Video, audio, foto e immagini stanno prepotentemente entrando nella sfera progettuale nel tentativo di ridurre la “complessità” (es: schemi di flusso, infografiche, grafici ecc.), di comunicare meglio (superando l’overload informativo di oggi) e di essere ancora più agili e veloci. Ogni progetto, come scrive Stefano nel libro relativamente ad ognuno di noi, diventa di fatto una “media company”. E questa “media project company” va sfruttata al meglio dal Project manager sia all’interno del progetto per aumentarne l’efficienza, sia come patrimonio da sfruttare nell’azienda per progetti futuri o temporalmente paralleli. E’ ormai evidente infatti che una stima rapida e lo sfruttamento di best practice desunte dall’analisi di dati di altri progetti siano una via strategica di successo. Ma usare the power of data non è banale nonostante la tecnologia renda il tutto economico e scalabile: su questo troppo poco si è fatto e scritto per aiutare il Project manager.

Power of Connectivity.
“Connettività come l’acqua” … si apre così una paragrafo del libro di Maruzzi. E questo è, almeno in Italia, più un auspicio che una realtà. E’ indubbiamente vero comunque che la connettività sia aumentata anche da noi esponenzialmente, probabilmente più come numero di dispositivi con cui siamo connessi alla grande Rete che come velocità di connessione. I progetti, sempre più distribuiti geograficamente e comunque sempre più condivisi a livello di numero di aziende partecipanti, si spostano sempre di più dal PC del singolo o dalla Intranet aziendale verso piattaforme protette ma condivise sul Web. The power of Connectivity renderà sempre più interessante il crowdsourcing, fenomeno finora sfruttato solo da nicchie di aziende visionarie. Se interpretato individualmente e aziendalmente correttamente l’essere “always-on” può diventare per i progetti una grande opportunità (lavoro parzialmente a distanza, collaborazione tra aziende a fusi orari profondamente diversi, abbattimento di tempi morti di progetto ecc.) e una grande libertà individuale (utilizzo migliore del proprio tempo). L’interazione e la comunicazione di progetto attraverso strumenti (smartphone, tablet ecc.) differenti dai tradizionali va però studiata e gestita dal project manager all’interno del progetto, quasi in alcuni casi personalizzata. Le opportunità del power of connectivity sono tantissime e inesplorati senza banalizzarne i possibili rischi.

Power of Computing.
L’incremento della capacità di elaborazione computazionale non si evince solo dalla famosa legge di Moore ma soprattutto dalle nuove e più efficienti architetture che riescono a sfruttare la grande massa di dati (the power of Data) oggi a disposizione.  Due sono sicuramente (oltre all’incremento della capacità computazionale comunque in atto) i trend più forti: il cloud computing, che rende scalabili e sostenibili soprattutto dal punto di vista economico progetti che fino a qualche anno fa non lo erano, e nuove archittetture di processo e gestione dati (NOSQL e strutture similari in testa). Un primo livello di approfondimento è presente (in italiano) nel libro di Vincenzo Cosenza “la società dei dati“.
Nella maggior parte dei progetti di oggi il Project manager non può ignorare l’esistenza del power of computing per indirizzare il progetto sulla strada giusta e soprattutto per scegliere con la figura sempre più rilevante all’interno di ogni progetto di “Architetto IT” la soluzione tecnologica migliore non solo per il presente del progetto ma per uno dei suoi possibili futuri.

Per trarre qualche conclusione forse, a livello di gestione progetti, le tre grandi forze non decretano ancora quella che provocatoriamente Maruzzi chiama “la fine dell’era del buon senso” ma sicuramente la muta sensibilmente, gettando le basi per un suo futuro superamento.

A quando il superamento? Probabilmente quando gli uomini  e nel caso del progetto il Project manager riuscirà a sfruttare questi trend, nella complessità odierna, per disegnare quella “big picture“, la cui mancanza troppe volte porta al parziale fallimento dei progetti.

Utopia o futuro possibile?

 

 

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