Prevedendo il futuro

“Non essendo il futuro più quello di una volta” , per citare una bellisima frase di incerta paternità, cercare di prevederlo diventa sempre più difficile anche a causa della sua aumentata complessità.

Dal momento che in questo blog mi piace parlare di project and knowledge management nullla di più propria è la segnalazione dello start-up di questo grande progetto europeo che ha come ambizioso obiettivo “di comprendere e gestire sistemi complessi, globali e ad interazione sociale, con particolare attenzione alla sostenibilità e alla resilienza”. Costruire una simulazione dei principali fenomeni del mondo è di fatto quello che si vuole raggiungere per poter supportare efficaci decisioni a economisti, politici e semplici cittadini.

1 miliardo di euro e 10 anni (2013-2023) saranno sufficienti per raggiungere lo scopo?provarci e … partire è comunque un primo obbiettivo: seguiamolo e supportiamolo!

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La comunicazione non è più quella di una volta …

Questa splendida infografica, esempio di marketing creativo di Atlassian, ci fa riflettere su quanto rapidamente siano cambiati gli strumenti di comunicazione e come la velocità della comunicazione stessa sia in esponenziale incremento.

Questi cambiamenti non possono che scuotere come uno tsunami gli oggetti di questo blog: time, project e knowledge management stanno mutando profondamente sotto la spinta dei nuovi e potentissimi strumenti  che troviamo illustrati negli ultimi 20/30 anni della infografica.

Se dovessi individuare tre momenti chiave in questi rivoluzionari anni non avrei dubbi nell’indicare: l’introduzione del PC come oggetto di produttività di massa (fine anni ’80), l’avvento della connessione Internet su larga scala (fine anni ’90) e il web 2.0 con la sua partecipazione “distribuita” (metà anni 2000).

Questi tre passaggi chiave della storia della comunicazione e della elaborazione delle informazioni hanno segnato per sempre il nostro modo di gestire il tempo, le relazioni, la conoscenza e quindi e soprattutto i progetti. I  nuovi strumenti materiali (PC, notebook, cellulari, smartphone e ora tablet) e immateriali (software e quindi reti di tutti i tipi e strumenti di ogni tipo dalle intranet ai social network) stanno cambiando il nostro modo di comunicare con il mondo esterno e stanno rimodellando tutte le nostre vite lavorative  e non.

Tutto questo non è sempre positivo, crisi di adattamento ce ne sono tante e ce ne saranno ancora visto che il nostro Sw (la mente) non segue la legge di Moore.

Probabilmente il gioco è a somma non zero … speriamo almeno che per i nativi digitali ( e magari per gli immigrati stessi …) il numero finale sia però alla destra dello zero!

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Reti … di controllo

Ci sono studi che sono importanti per la profondità, l’innovazione e le conseguenze che da essi ne escono.

Prendete una grande base dati contenente la quasi totalità delle aziende mondiali, tre ricercatori non affatto digiuni della materia e la loro volontà di dimostrare empiricamente ma scientificamente qualcosa che è percepito da molti … soprattutto in questi ultimi 15 anni di eventi “estremi” a livello economico finanziario (non mi piace chiamarle crisi per quello che ho scritto qui).

Da questo contesto esce una perla che, almeno in formato “abstract”, vale la pena di leggere per almeno tre differenti e peculiari motivazioni: economica, sociale e tecnologica-scientifica. In sintesi questa studio dimostra come esista una “dorsale” economica mondiale controllata da pochissimi grandi attori: 737 grandi corporation che controllano l’80 per cento delle più importanti imprese del mondo e al suo interno un gruppo ancora più ristretto composto da 50 gruppi che controlla il 40 per cento delle più importanti multinazionali del pianeta

Dal punto di vista economico di fatto dimostra a livello empirico (e non era mai stato fatto …) la validità delle teorie circa il ruolo dell’informazione imperfetta nei mercati e le concezioni erronee su quanto sia realmente libero il mercato nel sistema capitalista-liberista, che avevano portato nel 2001 il grande economista Joseph Stiglitz al Nobel per l’economia.

Dal punto di vista sociale sottolinea quanto sia importante, nell’attuale sistema globalizzato, complesso e “liquido”, lo studio dei dati ed in particolare delle relazioni che si formano in maniera dinamica e rapida. Solo un monitoraggio attento di questi fenomeni può portare ad un minimo di regolamentazione di quel mercato che più che libero sembra selvaggio e “lobbista”.

Dal punto di vista tecnologico-scientifico, se si supera l’abstract, si incontrano alcune ottime soluzioni adottate per lo studio dei grafi che sono un buon compromesso tra “computazionabilità” e qualità del risultato.

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Azienda wiki: parte 2 – quale soluzione wiki e come?

Scendendo concretamente in un ipotesi di introduzione del wiki in azienda o in una parte di essa due sono gli aspetti da curare (i due punti della WBS di primo livello se lo volessimo vedere come progetto):

 

1)    la scelta della soluzione tecnologica da utilizzare.

2) la metodologia organizzativa e funzionale con cui lo si vuole “declinare” nell’organizzazione.

Quanto al primo punto non mi dilungo in dettagliate liste di software e relative caratteristiche perchè qui trovate un buon punto di partenza. La mia esperienza su questo aspetto mi consente di affermare che due sono le attuali possibili scelte di una certa robustezza: in ambito open-source MediaWiki, la piattaforma di wikipedia giusto per intenderci, è la possibile scelta a costo zero e con un supporto di comunità completo mentre in ambito commerciale Confluence della “rampantissima” Atlassian è sicuramente una scelta che offre garanzie per il presente e soprattutto per il futuro. Se poi dovessi fare una scelta di implementazione in una azienda medio-grande (dai 20 utenti in su) non avrei molti dubbi nello scegliere Confluence per aspetti legati alla economicità complessiva (costo contenuto anche se più alto rispetto al gratuito MediaWiki ma costi più bassi di implementazione sia tecnologica che funzionale), all’integrazione verso gli aspetti sociali, alla galassia di plugin che estendono esponenzialmente l’utilizzo del wiki e non da ultimo alla miglior gestione dei livelli di sicurezza dei dati.

Per quanto riguarda il secondo punto pensare al wiki in azienda come qualcosa che cresce da sè senza alcun livello di gestione è pura utopia così come pensare che il software open-source sia frutto solo di collaborazione di massa. Occorrono, a mio avviso e per mia esperienza vissuta, due componenti fondamentali:
a) un piccolo ma molto motivato gruppi di contributori del wiki: persone che lo usino e che creino quell’entusiasmo iniziale per farne uno strumento aziendale
b) un gestore del wiki che segua l’evoluzione del wiki sia dal punto di vista funzionale che dal punto di vista del supporto ai nuovi utenti e ai nuovi ambiti verso il quale il wiki si indirizza, spesso con spinte non strutturate dal basso dell’organizzazione.

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Azienda wiki: parte 1 – considerazioni iniziali

Sono un profondo sostenitore dell’importanza della condivisione della conoscenza nelle aziende moderne e della sua importanza strategica per fornire quella agilità, velocità e quindi quel time-to-market che è una condizione necessaria (e neanche sempre sufficiente) per la sopravvivenza delle aziende stesse.
In questo contesto diventano sempre più significativi una serie di strumenti che il web ci ha regalato e che stiamo incominciando a “capire” .
Uno di questi, in particolare, può collegare in maniera vincente i tre oggetti principali (time, knowledge and project management) attorno ai quali ruota questo blog ed è in particolare il wiki. Non mi soffermerò tanto nel descriverlo quanto nel elencare visualmente, in questo primo post, alcuni suoi possibili utilizzi e alcuni suoi sviluppi futuri.

L’immagine sotto è tratta da una mia presentazione dove ho sintetizzato quali possono essere gli ambiti aziendali dove l’utilizzo del wiki può essere molto efficace.
Dedicherò post specifici fornendo esempi concreti per ciascun ambito ma volevo inizialmente stimolare riflessioni e curiosità.

Quanto al futuro del wiki ed in parte il suo presente vedo una forte interazione (quasi fusione) con gli altri strumenti più usati del web 2.0, in particolare con gli strumenti più social. Esistono esempi, commerciali e non, di grande successo ma anche questo merita un approfondimento dedicato. Quando il wiki è posizionato centralmente rispetto agli altri strumenti si ottengono i risultati più efficaci dove invece si configura come un semplice add-on (vedi all’interno di CMS) non si ottengono, nella maggior parte, di casi i risultati sperati.

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Soa e Cloud Computing per avere progetti più agili?

La sfida del project management di oggi è soprattutto nella rapidità o meglio agilità con cui si riescono a realizzare i progetti.
In un mondo, che come scrive Paolo Magrassi in un suo libro di grande “visione” è sempre più “good enough“, la sfida di ogni nuovo progetto non è tanto e solo sulla qualità del risultato ma sulla capacità di raggiungerlo per tempo.
In un mondo diventato sempre più complesso e dove il numero di progetti ad impatto IT cresce sempre di più SOA e Cloud Computing possono essere due fattori strategici per il presente e per il prossimo futuro.
Integrare velocemente servizi e sistemi di diversa provenienza (interni ed esterni all’azienda) è quello che ci ha promesso da molto tempo l’architettura SOA e che sembra trovare il suo detonatore primario nel cloud computing.
Questo almeno è quello che, a mio modo in maniera assolutamente ragionevole, sostiene Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud Computing ICT as Service del Politecnico di Milano, in questa sintetica e completa presentazione che ho avuto la fortuna di ascoltare in diretta il 25 Maggio a Milano.
Il filo conduttore della presentazione parte da una pragmatica presa di coscienza dei vincoli che il mondo esterno e l’organizzazione consegnano all’IT di oggi e al suo modo di condurre progetti: rincorrere le esigenze sempre più “improvvisate” del business, supportare un modo di lavorare sempre più destrutturato e rendere più flessibili i processi. E’ proprio su questo terreno che l’architettura SOA, ora più matura di qualche anno fa, sembra offrire all’azienda una marcia in più e grazie ad essa il finora più pubblicizzato che utilizzato (all’interno delle aziende) Cloud Computing sembra scaricare a terra tutti quei cavalli che molti IT manager non gli hanno ancora attribuito, non riuscendo a cogliere le differenze sostanziali da un buona “virtualizzazione”.
Come si suo dire … se sono rose fioriranno ma i primi boccioli si stanno intravedendo.

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E se la crisi iniziata nel 2007 fosse un nuovo assetto a cui occorre adattarsi?

Sconfinando, ma non di tanto, in un argomento che non è solo economico segnalo questo ottimo articolo di Michele Lenoci sullo stato dell’economia globalizzata che ad oggi (metà 2011) non è in una situazione molto differente dal 2007 quando iniziarono i primi segnali di crisi.

Ancora elevata presenza di derivati “pericolosi” sui mercato, fallimenti di banche americane in crescita, debito pubblico e quindi rischio di default di grossi stati (non solo Irlanda e Grecia ma anche gli stessi USA) sempre incombente e altro ancora. In questo, a mio avviso, nuovo assetto sistemico si assiste sempre di più ad un divario tra aziende (anche dello stesso settore) in grossa espansione e aziende in grossa crisi. La differenza? la qualità delle persone, dei progetti e delle organizzazioni che si sono adattate a questo nuovo contesto non solo globalizzato (lo era già da più di un decennio) ma soprattutto più dinamico, estremo … in una parola più complesso, nel senso tecnico del termine.
In questo contesto le aziende che gestiscono meglio progetti, anche non di lungo periodo, che gestiscono meglio il tempo, che gestiscono meglio la conoscenza sono destinate ad avere un futuro di successo, quasi invariante dal settore in cui operano o meglio cercando il miglior settore dove operare …

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Networked Organization: anche McKinsey conferma il trend …

In questo sintetico e interessante articolo anche McKinsey conferma quello che è sotto gli occhi di tutti nelle organizzazioni aziendali esistenti ma che non tutti riescono a leggere: la struttura gerarchica tradizionale inizia ad essere fortemente intaccata da un nuovo modello a rete (network organization) sotto i colpi degli strumenti del web 2.0 e della complessità crescente del mondo esterno. Il cambiamento non sarà rapido e si servirà di molte fasi e strutture intermedio ma il trend è inesorabile. A livello di struttura “geometrica” le organizzazioni si appiattiranno trasformandosi in una sorta di struttura a “matrice” poco strutturata o meglio con tanti nodi della matrice connessi in maniera dinamica. Due dei trigger più significativi di questa trasformazione saranno project management e knowledge management, dalla cui efficienza dipenderà sempre più il successo delle aziende e che trovano terreno molto più fertile (come testimoniano le statistiche presentate nell’articolo) in una struttura a rete piuttosto che in una gerarchica.

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Condivisione e data visualization

Questa immagine condensa,  per come è stata realizzata e per i concetti che sono espressi nei suoi contenuti, due tra gli aspetti più importanti per i quali il Web 2.0 è stato un grandissimo “abilitatore”: la condivisione e la visualizzazione di dati e informazioni.
La “condivisione veloce” è di fatto il regalo più grande che ha fatto a tutti noi la rivoluzione informatica. A mio avviso è stato il fenomeno che ha cambiato in maniera più radicale e continuativa la vita delle ultime generazioni consentendo, a chi a saputo coglierne la ricchezza, un significativo miglioramento. In particolare quando si parla di condivisione è “quasi necessario” accostarle la parola conoscenza. La condivisione della conoscenza è stato sicuramente il motore del crescere civile dell’umanità nel corso dei secoli. Ogni innovazione significativa in questo campo ha corrisposto ad una accelerazione del progresso in tutte le discipline del sapere dalle prime comunicazioni vocali passando per le incisioni rupestri per arrivare alla stampa ed infine all’attuale evoluzione del web più ancora della prima informatizzazione globale. In questo senso oggi più che mai possiamo parlare di collaborazione di massa, con tutti i molti aspetti positivi ma anche i pochi e ancora poco esplorati lati negativi. Nell’immagine è esplorata la storia recente di questo fenomeno con particolare attenzione agli strumenti informatici e alla loro evoluzione con una puntuale evidenza dei più comuni errori che viviamo ogni giorno.

La possibilità di rappresentare dati e informazioni in maniera sintetica, visuale, semplice ed efficace è una frontiera ancora più recente.  La crescita esponenziale dei dati e il conseguente “overload informativo” cui siamo sottosposti  rende questa arte sempre più importante ed è probabilmente l’aspetto più a valore aggiunto che ci ha portato la comunicazione e il marketing del web 2.0.

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Incominciamo con la regola delle 5W …

Fare chiarezza nella comunicazione verso il mondo esterno serve spesso a fare chiarezza all’interno del proprio mondo. Questo è l’insegnamento più positivo che ci ha regalato la  ”tempesta” comunicativa cui siamo sottoposti da ormai diversi decenni.

Provo ad usare l’aurea regola delle 5W per spiegarmi e spiegare a qualche lettore di passaggio il senso di questo blog.

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